Georeferenziazione puntuale, normalizzazione dei dataset e analisi sub-comunali più solide: così Openpolis trasforma dati complessi in informazioni territoriali affidabili e scalabili.

La Fondazione Openpolis è un ente indipendente e senza scopo di lucro che promuove la cultura dei dati come infrastruttura della democrazia. Attraverso la raccolta, la sistematizzazione e l’analisi di informazioni su politica, potere, spesa pubblica, servizi e territori, Openpolis costruisce strumenti informativi accessibili a cittadini, media, istituzioni e organizzazioni del terzo settore.
Il lavoro della fondazione copre l’intera filiera del dato: dalla ricognizione delle fonti alla costruzione di database strutturati, fino alla pubblicazione di piattaforme digitali, dashboard e contenuti di data journalism. Negli ultimi anni, l’attenzione si è concentrata in particolare su analisi territoriali ad alta granularità, con l’obiettivo di misurare e ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi, soprattutto nelle aree urbane e metropolitane.
Nel triennio in corso Openpolis ha sintetizzato il proprio orientamento nella visione di “Fucina Civica”, con l’obiettivo di evolvere da produttore di analisi a infrastruttura informativa per l’ecosistema civico.
Tra le priorità strategiche:
In questo percorso, la scalabilità e la qualità del dato geografico sono diventate un fattore critico.
Per Openpolis la dimensione spaziale è centrale: analizzare le disuguaglianze significa capire dove si trovano, o non si trovano, i servizi pubblici.
La fondazione gestisce grandi volumi di dati provenienti da fonti eterogenee, spesso non uniformi e privi di coordinate geografiche. Questo comportava diverse criticità:
Per passare da dataset descrittivi a dataset realmente analizzabili, Openpolis aveva bisogno di un’infrastruttura di georeferenziazione scalabile e affidabile.
Nel 2024–2025 Openpolis ha integrato le API di Openapi all’interno dei propri workflow di analisi territoriale, in particolare nei progetti sub-comunali e nelle attività legate alla memoria presentata in audizione presso la Commissione periferie.
Le API sono state utilizzate per:
L’integrazione non ha risposto solo a un’esigenza tecnica, ma a una necessità metodologica: costruire una base dati solida su cui fondare analisi replicabili e verificabili.
Prima dell’adozione delle API, la gestione di grandi quantità di indirizzi richiedeva interventi manuali e processi difficilmente scalabili. Questo rallentava la produzione delle analisi e introduceva inevitabilmente margini di errore nella localizzazione dei servizi, con conseguenze dirette sulla qualità delle mappe e delle valutazioni territoriali.
L’integrazione delle API di georeferenziazione e normalizzazione ha trasformato questo passaggio in un workflow automatizzato e replicabile. Openpolis è così passata da una gestione artigianale del dato geografico a un’infrastruttura strutturata, capace di elaborare dataset complessi in modo coerente tra progetti diversi. Le API hanno risolto un nodo metodologico centrale: rendere affidabile e scalabile la componente spaziale delle analisi, permettendo di costruire basi dati solide su cui sviluppare modelli interpretativi e visualizzazioni.
L’impatto dell’integrazione si è tradotto rapidamente in maggiore efficienza operativa. Automatizzando la georeferenziazione e la validazione degli indirizzi, il team ha ridotto significativamente i tempi di preparazione dei dataset e ha potuto standardizzare i processi tra progetti diversi. Questo ha migliorato la consistenza delle analisi spaziali e ha liberato risorse interne, consentendo ai data analyst di concentrarsi maggiormente sulle attività a più alto valore aggiunto, come l’interpretazione dei dati e la produzione di contenuti di data journalism.
L’adozione delle API si inserisce così nel percorso di innovazione civico-tecnologica della fondazione, contribuendo a rendere l’infrastruttura informativa più solida e sostenibile nel tempo
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Grazie alle API Openapi, Openpolis ha potuto sviluppare analisi sub-comunali più robuste e precise, evidenziando con maggiore chiarezza gli squilibri nella distribuzione dei servizi all’interno delle città metropolitane. Le informazioni georeferenziate hanno rafforzato anche la base empirica delle attività istituzionali, come la memoria presentata in audizione parlamentare, permettendo di supportare le argomentazioni con mappe e dati territoriali puntuali.
Allo stesso tempo, la costruzione di dataset geolocalizzati riutilizzabili ha aumentato il valore cumulativo del lavoro svolto, migliorando la qualità delle visualizzazioni e delle mappe interattive pubblicate. In prospettiva, questa integrazione consolida un approccio sempre più data-driven alle politiche urbane: non più descrizioni generiche delle periferie, ma evidenze misurabili sulla distribuzione reale di servizi e opportunità.
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